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La resistenza spiegata a mia figlia - Alberto Cavaglion. Ed. L'Ancora del Mediterraneo

 

Napoli, 30 settembre 1943. Alcuni custodi si oppongono, senza risultato, al rogo dell'Archivio di Stato operato da truppe tedesche.
Cavaglion parte da qui per raccontare la Resistenza alla figlia adolescente.
Un testo asciutto, limpido, che non accondiscende a retorica o a revisionismi, che si anima di colori forti senza lasciare spazio ad aggettivi di troppo, che fa della lotta di Pietro Chiodi, Ignazio Vian, Silvia Pons, Rita Rosani, Emanuele Artom, nomi senza volto nella storia ufficiale, la vera anima della Resistenza. Sono insegnanti e industriali, studenti e operai bruscamente destati dall'"incantesimo", consapevoli che il fascismo non è una tegola caduta sulla testa degli italiani, ma una responsabilità di cui tutti sono chiamati a rispondere. Una Rivelazione più che una Rivoluzione. Cavaglion propone tesi dai risvolti spinosi anche per la storiografia del Novecento, spesso più attenta a "non toccare la Resistenza" che a comprenderla e a spiegarla. Un altro padre (Gilberto Finzi), negli anni Sessanta, ne aveva descritto le stanche commemorazioni alla figlia: "È così che si celebra/un Decennale amaro/un Ventennale insipido/un Trentennale fastidioso/una (oramai) borghese consuetudine".
Per raccontare la fine della Resistenza, l'autore sceglie un episodio che si annoda alle carte bruciate a Napoli: il recupero, da parte dello storico Federico Chabod, di altre carte, il manoscritto di Premesse alla Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1914, lavoro inizialmente vicino al fascismo e scritto invece nel corso della sua lotta da partigiano.
Dègioz, 10 Maggio 1945. La Resistenza per Cavaglion finisce qui, non con le bande e le trombe del 25 aprile, ma con il gesto silenzioso di un uomo che scava nella terra per ritrovare la storia.