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Parole orizzontali - da Fernando Pessoa

Una sera di pioggia torrenziale a Catania, un poeta con tanti nomi, un percorso tra musica, parole e immagini.
Le parole sono orizzontali come l'oceano che si perde, come la tabaccheria e i suoi profumi, come Ofelia e il tempo, come i marinai e le lettere, come il desiderio di perdersi tra le onde e quello di tornare. Orizzontali non perché piatte, scandite da i rigurgiti del Tagos dal suo fluire costante, contenuto, ma perché vive in un orizzonte illimitato, che consente allo sguardo di specchiarsi.
Ode Marittima, dell'eteronimo di Pessoa Alvaro de Campos, è frastuono, vociare di marinai, urlare di gabbiani, sussurrare di poeta.
Joao Grosso, attore portoghese assiduo frequentatore pessoano, ha vissuto, appollaiato sulla sedia, quel percorso. Non letto, non recitato, vissuto. Perché c'era dentro l'effeminato e masochista protagonista, desideroso di farsi possedere dai marinai nerboruti, di sottomettersi al loro volere, e il riflesso dei pensieri dell'uomo, che percorre a ritroso la nostalgia e guarda il molo dalla finestra chiusa di casa sua.
E ad ogni cambiare di espressione e di lingua (si alternavano portoghese e italiano), cambiava la musica di Stefano Zorzanello, che strillava con il clarinetto come i gabbiani che volano bassi e le increspature del fiume, o che si quietava con il flauto traverso e la risacca del mare. I suoni che accompagnavano la musica, registrati dallo stesso Zorzanello durante un soggiorno a Lisbona, cadenzavano le singole parole, le singole pause, il singolo respiro.
E poi, in alto, le immagini di Carlo Lo Giudice, rallentate fino al parossismo per creare una sorta di ostranenie, un'alienazione che rafforzava il senso delle parole.
A fine spettacolo la gente è andata via parlando sottovoce, raccogliendo i pensieri rimasti legati alla sedia.