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Il mio libraio
è una sorta di confidente, quasi di confessore. Sa che non deve
chiedermi niente mentre mi aggiro ad annusare i libri sugli scaffali.
Sa che gli svuoterò un intero scomparto, ma solo uno per volta,
perché le monografie dell'università mi hanno lasciato quella
necessità di esplorare per intero un autore, una volta assaggiato.
Mi ha visto fare così con Yehoshua. I suoi personaggi sbalzati
dalla mano di uno scultore che prendono vita senza che tu abbia dato loro
il permesso di abitare la tua, di vita.
E poi con Kundera, così diverso quel suo stile piano, quasi lineare,
che a tratti diventa saggio sulla lingua e ti conduce per mano a capire
la nostalgia e la compassione, scrutando le parole come scrigni di senso.
Una volta il mio libraio, come se non dovesse vendere ma semplicemente
raccontare un amore segreto, mi ha portato davanti a Majakovskij.
Un antico amore mi ha rimesso il sorriso sulla bocca con Mendoza.
Ho vissuto, per qualche tempo, gomito a gomito con Pirandello, l'ho assaporato
e poi l'ho scavato, alla ricerca di qualcosa da scoprire. E ne ho fatto
la mia tesi di laurea e un saggio.
E poi ho amato Eduardo De Filippo.
Non leggo mai l'incipit di un libro per comprarlo, lo sfoglio e lo scruto
all'interno. È dentro la vita che mi deve innamorare, non all'inizio.
È stato così con "Una donna spezzata" di Simone
de Beauvoir, tre racconti con gli occhi di una donna che cerca di schivare
lo specchio della sua anima per poi ritrovarsi sfregiata dai suoi cocci.
E poi le poesie di Neruda, Hikmet, Merini, Spoon river, De Andrè,
Vecchioni.
Alle bancarelle non riesco a fare a meno di impolverarmi le mani con quei
libri ingialliti e stropicciati. E generalmente mi faccio riaccompagnare
a casa da qualche classico, spinta quasi da una vertigine. Forse per il
pudore di non farlo in libreria, dopo aver speso tanti anni a studiarli.
E guardando le mensole di casa mi accorgo che li avevo comprati già
un'altra volta.
Per la nostalgia di un sogno leggo i saggi di psicologia, Freud, Jung,
Foucault.
Ma ho davvero difficoltà a mettere dentro, in una ideale classifica,
tutti i libri che hanno riempito il mio tempo di valore.
Riesco solo a ricordare l'unico libro che non sono mai riuscita a finire:
Il cavaliere inesistente di Calvino.
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