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Intervista a Vincenzo Zitello

D: La tua musica si basa sulla ricerca. Ci sono due esempi differenti offertici dal passato: la Queste del Santo Graal da parte di Perceval, ricerca sociale, e quella di Ulisse, puramente individuale.In che direzione va la tua ricerca?

R. La mia musica è sicuramente ricerca, ma quello che la gente conosce è solo una parte, perché io scrivo anche cose lontanissime tra loro, il mio è lo spirito del compositore, diciamo che sono un compositore che suona l'arpa, ma la mia musica si ispira a principi a volte metafisici: lavoro in modo quasi sciamanico, sento delle cose che vengono fuori da questa musica e che non so fino a che punto mi appartengono, ma mi sono arrivate e si crea un ponte tra me e il pubblico e ne faccio specchio su di me, fa parte di un lato sciamanico che ha la musica; se scrivo una messa in latino uso un tipo di ispirazione diverso, ma è ovvio che ci sono anche cose che succedono nella vita quotidiana che ti spingono a scrivere.
E poi la vita non è il caos: a volte capita che facendo certe pratiche, suonando certi strumenti, ragionando in un certo modo alcune cose vadano in un verso anziché in un altro e si costruisce un centro che ti permette di gravitare intorno a te, e queste cose ti danno anche dei piccoli poteri, come scrivere dei pezzi a comando in modo ispirato, o capire certi meccanismi per poterli mettere a frutto, come cambiare l'ordine del tempo.
La mia musica è incentrata su di me, ma non in senso di ego, ma nel senso che devo necessariamente farlo per me per comunicare, altrimenti non do niente, potrei utilizzare delle tecniche stupefacenti, ma non lo faccio.

D: Musica celtica, musica irlandese, musica tradizionale.Cosa pensi di questi termini?

R:La parola "celtica" è strana perché è strumentalizzata per molti motivi, la purezza non esiste: gli scozzesi sono quelli che hanno preso più tradizioni dai romani: la gonna i Celti non l'hanno mai portata, era un abbigliamento tipicamente romano, come pure hanno importato le cornamuse.
L'arpa era appannaggio dei nobili, dei re, per questo ci sono le rappresentazione di re che suonano l'arpa: pensa che trovare una corda di arpa oggi è difficilissimo, come doveva esserlo mille anni fa?
L'arpa non è uno strumento popolare, nel 600 O'Carolan era un musicista colto che girava per le corti a suonare, ma non certo musica popolare.
Molte cose di quelle che si intendono oggi per musica celtica tradizionale sono inventate, è pura immaginazione, non esiste una musica popolare da suonare con l'arpa; tuttavia c'è comunque gente che lo fa bene, con l'energia giusta, altri che si riempiono la bocca di falsità, dicendo che i bardi suonavano in un certo modo, mentre i bardi suonavano con le unghie e quasi nessuno suona con le unghie.

D: Questo significa che la musica cosiddetta celtica è aperta alle contaminazioni?


R: La musica irlandese ha questa possibilità perché è una tradizione vivente, ma i punti di vista che noi cogliamo oggi sono decisamente lontani da come potevano sentirli 500 anni fa; l'arpa soprattutto è apertissima alla contaminazione, dal momento che è uno strumento che esiste in tutte le tradizioni, sicuramente inventata dai monaci irlandesi imitando David, e poi fatta conoscere al mondo La musica celtica in Italia.
Una musica che non si nutre delle stesse radici in cui è nata, come è possibile realizzarla?
Stando in italia non puoi fare musica celtica, è una musica che nasce in quella terra, devi stare lì per farla, allora io ho pensato di scrivere una musica nuova utilizzando i messaggi che mi sono arrivati come artista, come compositore da questo tipo di mondo, per cui per me l'arpa è uno strumento in evoluzione e anche questa musica è in continua evoluzione, è una esigenza di comunicazione perché la musica popolare di questo secolo è il rock, Alan Stivell ha fatto un celtic rock e ha permesso alla musica celtica di arrivare in Italia, ma da quelli del posto era criticatissimo perché aveva elettrificato l'arpa, aveva in un certo modo distrutto la tradizione.
Oggi bisogna cambiare, bisogna innovarsi, per cui c'è bisogno di incroci col jazz, con la musica colta, ma anche con quella più commerciale, la musica cosiddetta celtica è molto più vicina al rock che non la nostra musica cosiddetta popolare che soprattutto al sud va verso la musica orientale, araba.
Quando i negri dovevano fare ballare i loro padroni, gli irlandesi, non potevano certo farlo con le loro musiche ma dovevano imparare quelle dei padroni, però da qui è nato anche il blues, una commistione di scale attraverso questo tipo di incontri.

D: Ci sono dei casi in cui la musica non riesce a comunicare? E secondo te perché succede?


R: Allora sono due le cose: o c'è la gente a cui non interessa, l'atro è il problema del musicista, mai della musica, non mi sono mai arrabbiato se a qualcuno non interessa la mia musica, è legittimo, tu devi saperlo fare, io ho portato l'arpa celtica in italia per primo, se ci sei c'è automaticamente una catena che automaticamente va avanti, e non bisogna farla chiudere passa la vita e non si è accorta che ha vissuto, il regalo più grande è esserci, non si può sempre sapere perché si è qua, è un regalo al tuo essere.

D: La musica può salvare?


R: La musica è una di quelle cose che parla sotto la coltre della mente delle cose che ci è stato insegnato, e allora a volte si va in crisi perché non si è più quello che si credeva di essere, e allora vivere diventa un regalo alla propria essenza, i problemi non sono da sopprimere, ma da capire, è un grande dono la crisi, perché aiuta a capire.
Tutto è mutevole, pensa com'era siracusa 2000 anni fa, l'uomo è il centro l'utilizzo del tempo è importante ed è importante fare una strada, bisogna avere uno scopo, fare musica in un certo modo, essere onesto dentro con me e gli altri, non si deve dimostrare niente di strano o di dimostrabile.

D: È come se l'arpa fosse qualcosa di vivo...

R: L'arpa è lo strumento da cui posso apprendere di più ed ha spaccato questo muro mentale, certe cose richiedono una vita intera, quello che non richiedono la vita non hanno molta importanza, l'arpa mi ha richiesto tantissimo tempo, mi ha dato la possibilità di capire le cose che non sapevo e mi permette di vivere in un certo modo, di fare delle scelte Tutte queste cose vengono dall'arpa, è lei che mi sta dando delle cose che riscopro anche nella vita e in un certo senso oggi sono riuscito a sganciarmi dal celtismo, c'è stato un periodo in cui io sentivo molto forte questa energia, mi alimentavo della carica quotidiano, io non lo rinnego, lo ritengo un momento di passaggio, l'arte produce arte, come l'amore produce amore.
Sempre aperto come il nodo celtico, non puoi mai abbassare la guardia, sei finito, chi lo fa è morto, le cose mi toccano in modo quasi esagerato, le cose esterne mi fanno stare male, mi mandano in paranoia, non riesco a dire che non mi interessano le cose che succedono, non riesco ad avere energia quando succede qualcosa anche se non mi toccano personalmente Ci sono quelli che si sentono artisti ma vivono in una dimensione di follia.

D: Un artista che ha raggiunto una soglia di conoscenza più alta rispetto a chi non ha approfondito sente i piccoli problemi allo stesso modo?

R: Da quel punto di vista siamo tutti uguali, ci sono dei motori diversi che muovono l'uomo e bisogna averli tutti accesi: quello fisico quello emozionale e quello intellettivo, e il problema è riuscire ad armonizzarli, e anche se vanno in tilt è comunque una cosa buona perché la mente ti lancia un messaggio: c'è sempre un motivo, bisogna capire tu chi sei e cosa vuoi fare, bisogna cercare di capire che direzione prendere