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D: La
tua musica si basa sulla ricerca. Ci sono due esempi differenti offertici
dal passato: la Queste del Santo Graal da parte di Perceval, ricerca sociale,
e quella di Ulisse, puramente individuale.In che direzione va la tua ricerca?
R. La mia
musica è sicuramente ricerca, ma quello che la gente conosce è
solo una parte, perché io scrivo anche cose lontanissime tra loro,
il mio è lo spirito del compositore, diciamo che sono un compositore
che suona l'arpa, ma la mia musica si ispira a principi a volte metafisici:
lavoro in modo quasi sciamanico, sento delle cose che vengono fuori da
questa musica e che non so fino a che punto mi appartengono, ma mi sono
arrivate e si crea un ponte tra me e il pubblico e ne faccio specchio
su di me, fa parte di un lato sciamanico che ha la musica; se scrivo una
messa in latino uso un tipo di ispirazione diverso, ma è ovvio
che ci sono anche cose che succedono nella vita quotidiana che ti spingono
a scrivere.
E poi la vita non è il caos: a volte capita che facendo certe pratiche,
suonando certi strumenti, ragionando in un certo modo alcune cose vadano
in un verso anziché in un altro e si costruisce un centro che ti
permette di gravitare intorno a te, e queste cose ti danno anche dei piccoli
poteri, come scrivere dei pezzi a comando in modo ispirato, o capire certi
meccanismi per poterli mettere a frutto, come cambiare l'ordine del tempo.
La mia musica è incentrata su di me, ma non in senso di ego, ma
nel senso che devo necessariamente farlo per me per comunicare, altrimenti
non do niente, potrei utilizzare delle tecniche stupefacenti, ma non lo
faccio.
D: Musica
celtica, musica irlandese, musica tradizionale.Cosa pensi di questi termini?
R:La parola
"celtica" è strana perché è strumentalizzata
per molti motivi, la purezza non esiste: gli scozzesi sono quelli che
hanno preso più tradizioni dai romani: la gonna i Celti non l'hanno
mai portata, era un abbigliamento tipicamente romano, come pure hanno
importato le cornamuse.
L'arpa era appannaggio dei nobili, dei re, per questo ci sono le rappresentazione
di re che suonano l'arpa: pensa che trovare una corda di arpa oggi è
difficilissimo, come doveva esserlo mille anni fa?
L'arpa non è uno strumento popolare, nel 600 O'Carolan era un musicista
colto che girava per le corti a suonare, ma non certo musica popolare.
Molte cose di quelle che si intendono oggi per musica celtica tradizionale
sono inventate, è pura immaginazione, non esiste una musica popolare
da suonare con l'arpa; tuttavia c'è comunque gente che lo fa bene,
con l'energia giusta, altri che si riempiono la bocca di falsità,
dicendo che i bardi suonavano in un certo modo, mentre i bardi suonavano
con le unghie e quasi nessuno suona con le unghie.
D: Questo
significa che la musica cosiddetta celtica è aperta alle contaminazioni?
R: La musica irlandese ha questa possibilità perché è
una tradizione vivente, ma i punti di vista che noi cogliamo oggi sono
decisamente lontani da come potevano sentirli 500 anni fa; l'arpa soprattutto
è apertissima alla contaminazione, dal momento che è uno
strumento che esiste in tutte le tradizioni, sicuramente inventata dai
monaci irlandesi imitando David, e poi fatta conoscere al mondo La musica
celtica in Italia.
Una musica che non si nutre delle stesse radici in cui è nata,
come è possibile realizzarla?
Stando in italia non puoi fare musica celtica, è una musica che
nasce in quella terra, devi stare lì per farla, allora io ho pensato
di scrivere una musica nuova utilizzando i messaggi che mi sono arrivati
come artista, come compositore da questo tipo di mondo, per cui per me
l'arpa è uno strumento in evoluzione e anche questa musica è
in continua evoluzione, è una esigenza di comunicazione perché
la musica popolare di questo secolo è il rock, Alan Stivell ha
fatto un celtic rock e ha permesso alla musica celtica di arrivare in
Italia, ma da quelli del posto era criticatissimo perché aveva
elettrificato l'arpa, aveva in un certo modo distrutto la tradizione.
Oggi bisogna cambiare, bisogna innovarsi, per cui c'è bisogno di
incroci col jazz, con la musica colta, ma anche con quella più
commerciale, la musica cosiddetta celtica è molto più vicina
al rock che non la nostra musica cosiddetta popolare che soprattutto al
sud va verso la musica orientale, araba.
Quando i negri dovevano fare ballare i loro padroni, gli irlandesi, non
potevano certo farlo con le loro musiche ma dovevano imparare quelle dei
padroni, però da qui è nato anche il blues, una commistione
di scale attraverso questo tipo di incontri.
D: Ci
sono dei casi in cui la musica non riesce a comunicare? E secondo te perché
succede?
R: Allora sono due le cose: o c'è la gente a cui non interessa,
l'atro è il problema del musicista, mai della musica, non mi sono
mai arrabbiato se a qualcuno non interessa la mia musica, è legittimo,
tu devi saperlo fare, io ho portato l'arpa celtica in italia per primo,
se ci sei c'è automaticamente una catena che automaticamente va
avanti, e non bisogna farla chiudere passa la vita e non si è accorta
che ha vissuto, il regalo più grande è esserci, non si può
sempre sapere perché si è qua, è un regalo al tuo
essere.
D: La
musica può salvare?
R: La musica è una di quelle cose che parla sotto la coltre della
mente delle cose che ci è stato insegnato, e allora a volte si
va in crisi perché non si è più quello che si credeva
di essere, e allora vivere diventa un regalo alla propria essenza, i problemi
non sono da sopprimere, ma da capire, è un grande dono la crisi,
perché aiuta a capire.
Tutto è mutevole, pensa com'era siracusa 2000 anni fa, l'uomo è
il centro l'utilizzo del tempo è importante ed è importante
fare una strada, bisogna avere uno scopo, fare musica in un certo modo,
essere onesto dentro con me e gli altri, non si deve dimostrare niente
di strano o di dimostrabile.
D: È
come se l'arpa fosse qualcosa di vivo...
R: L'arpa
è lo strumento da cui posso apprendere di più ed ha spaccato
questo muro mentale, certe cose richiedono una vita intera, quello che
non richiedono la vita non hanno molta importanza, l'arpa mi ha richiesto
tantissimo tempo, mi ha dato la possibilità di capire le cose che
non sapevo e mi permette di vivere in un certo modo, di fare delle scelte
Tutte queste cose vengono dall'arpa, è lei che mi sta dando delle
cose che riscopro anche nella vita e in un certo senso oggi sono riuscito
a sganciarmi dal celtismo, c'è stato un periodo in cui io sentivo
molto forte questa energia, mi alimentavo della carica quotidiano, io
non lo rinnego, lo ritengo un momento di passaggio, l'arte produce arte,
come l'amore produce amore.
Sempre aperto come il nodo celtico, non puoi mai abbassare la guardia,
sei finito, chi lo fa è morto, le cose mi toccano in modo quasi
esagerato, le cose esterne mi fanno stare male, mi mandano in paranoia,
non riesco a dire che non mi interessano le cose che succedono, non riesco
ad avere energia quando succede qualcosa anche se non mi toccano personalmente
Ci sono quelli che si sentono artisti ma vivono in una dimensione di follia.
D: Un
artista che ha raggiunto una soglia di conoscenza più alta rispetto
a chi non ha approfondito sente i piccoli problemi allo stesso modo?
R: Da quel
punto di vista siamo tutti uguali, ci sono dei motori diversi che muovono
l'uomo e bisogna averli tutti accesi: quello fisico quello emozionale
e quello intellettivo, e il problema è riuscire ad armonizzarli,
e anche se vanno in tilt è comunque una cosa buona perché
la mente ti lancia un messaggio: c'è sempre un motivo, bisogna
capire tu chi sei e cosa vuoi fare, bisogna cercare di capire che direzione
prendere
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