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Intervista Roberto Vecchioni - Catania 19/05/2001

D. Il tuo Orfeo è quello di Pavese, ma non mi meraviglia il fatto che forse anche Pavese, come Orfeo sia solo una scusa: il tuo Orfeo si era già girato in Sabato Stelle…

R: Io pendo sempre questi esempi anche un po' mitici e storici; Orfeo era un cantore, mi assomigliava in certo modo, era un cantore dell'antichità, ammaliava e profumava la vita, faceva scorrere i ruscelli, faceva diventare tranquilli i leoni, poi perde questa sua donna, va a cercarla all'inferno, la porta su e la perde. Il mio Orfeo è una scusa, come hai ben detto tu, che la vita si rinnova, cioè che non bisogna mai guardare indietro, dove le cose sono finite o morte, bisogna sempre guardare avanti nella vita, le cose che stanno ricrescendo, rinascendo, che sono quelle che rifanno essere sempre giovani.

D. Per un cultore del mondo classico venire in Sicilia significa sentire dei suoni, dell'eco che difficilmente è possibile avvertire in altri luoghi. Qui è tutto greco…


R. A Palermo ho fatto un discorsino iniziale che farò anche stasera che nessun uomo è veramente uomo s non ha un po' di siciliano dentro, per tutto, la cultura, lo spirito, l'amore della gente, il modo di essere, io mi trovo sempre benissimo


D: Restiamo vicino ad Orfeo: Orfeo è il cantore, ma Orfeo dà anche vita ai canti orfici. C'è quindi, secondo me, una strettissima correlazione: poieo e *ful, pur nella differenza perché poieo è molto manuale, ha il senso del modellare *ful invece è fiato, vento… però i poeti sono anche folli, hanno cioè la radice ful dentro

R. I poeti sono sempre pieni di quest'aria indefinibile e indefinita e che purtroppo ha poco di pratico: un poeta viaggia sempre, come tutti sanno, con la testa in alto tra le nuvole però è quello che ha la verità molto più vicina perché la verità assoluta, quella di sempre, è fatta di poche piccole cose: amore, rispetto, alleanza con la natura, alleanza con la vita quella è tipicamente del poeta, e il poeta è anche spesso un perdente perché da secoli immemori continua a dire queste cose e da secoli immemori il potere batte il poeta

D. ...e la giara vuota serve ancora a qualcuno?

R. la giara vuota non serve a nessuno per la società ma in realtà per un poeta può servire, può immaginare che dentro ci sia vino, olio, essenze, qualsiasi cosa, il poeta ha questo di bello rispetto alle persone che non vogliono essere poeti: ha l'immaginazione, anche là dove un cosa non c'è si figura che possa esserci

D. Le differenze tra i primi album e quest'ultimo sono notevoli, anche se l'interpretazione richiama molto Parabola. La spaccatura è soprattutto nel diverso modo di vedere i ragazzi: fino agli anni '80 più o meno, li ritraevi come dei rompiscatole e sapientoni, per entrare nelle loro stanze si pagava il prezzo dei loro "io lo so", ma almeno credevano. Oggi devi essere tu ad incitarli a sognare, a non lasciare i treni fermi, e per la loro mente passa solo "che non credo a niente"

R. innanzi tutto bisogna dire che nella canzone figlio figlio figlio non è descritta tutta l'umanità dei ragazzi, è impossibile, solo direi una fetta borghese o medio-borghese che è quella che ha fa anche opinione, in fin dei conti, e purtroppo quella fetta è annoiata, ha pochi rapporti con la realtà, la continuiamo a subissare, gli mettiamo dei muri davanti, e finisce per non credere a niente per credere a poco, a parte uno sparuto gruppo di ragazzi come i no global o altro che credono ma sono disordinatissimi, non riescono mai a mettersi insieme

D. Le vele nere dei ritorni: ci sono molte vele nel tuo immaginario, nelle tue canzoni, ma è come se le vele nere significassero dei finti ritorni: il finto ritorno dell'uomo di fata, quello di Ulisse, ma sono veramente tanti, Morgana che torna quando non ritorna più e via dicendo. Isabel, ad esempio, a differenza di Egeo, vede le vele bianche perché guarda ad occhi chiusi, ascoltando il cuore, Egeo guarda solo con gli occhi e le vede nere. Ma questi finti ritorni pensi che siano solo un voler riandare con la memoria verso qualcosa che oramai è perso oppure l'immobilità di chi parte e di chi resta ci sarà sempre?

R: credo che nella storia dell'umanità ci sarà sempre questo; vedi, la storia dell'umanità è la storia di un buio assoluto in cui ci accendiamo luci ogni tanto; non sono un filosofo e nemmeno un pensatore, , sono uno scrittore di parole, un facitore di emozioni quando posso, però riaccorgo di questo: o c'è dio, o c'è un'idea o c'è una solidarietà, qualche cosa per sopravvivere, le vele che ritornano e anche quelle che partono sono spesso nere, ma noi dobbiamo sempre considerare, pensare, immaginare che siano bianche. Se pensiamo al lutto alla tristezza, all'inspiegabile della vita non ci salviamo più, invece noi dobbiamo trovare sempre un addentellato al sogno cioè quella vela sarà nera quanto vuoi tu, ma io ti continuerò a dire che è bianca