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Intervista
a Ivan Cotroneo 20/05/2006
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Prima di lui si fanno strada i suoi occhi. Luminosi e chiari. Ti stringe la mano come se ti conoscesse da sempre. L'ho incontrato in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo, Cronaca di un disamore, edito da Bompiani, a Catania. D. Roland Barthes diceva che oggi fa più scandalo, è più indecente la sentimentalità che la sessualità. E con questo romanzo te ne fai portavoce R. Sono contento che citi Roland Barthes perché è stato un punto di riferimento importante per questo libro. Il suo Frammenti di un discorso amoroso è un testo fondamentale per chi si voglia occupare parlare scrivere di amore D. Quando uno dei due lascia l'altro, i tempi si divaricano perché uno resta, l'altro va via. Ma tra le pieghe del romanzo sembra di capire che il dolore provato da Luca (il protagonista che viene lasciato ndr) non può essere causato solo da quell'abbandono: un abbandono significa dover riscrivere ogni giorno la geografia del proprio mondo, del proprio corpo. Si era così belli quando si era amati R. Sì è vero, è quello che succede, nella mia esperienza, ma anche nell'esperienza delle persone che conosco, il dolore dell'abbandono non è solo la perdita di fiducia in quello che è stato, in quello che poteva essere, ma un perdita di fiducia generale, l'idea stessa di amore, è come se un abbandono ci riportasse improvvisamente indietro a quando eravamo piccoli, insicuri, fragili, quando avevamo paura di dormire da soli, insomma questo è quel tipo di abbandono, quello che mette in discussione Luca che lo fa sentire solo. E il tempo esplode come hai detto molto bene tu, diventa improvvisamente tutto irriconoscibile, i giorni passano in un'altra maniera, le parole degli amici diventano irriconoscibili D. Sembra che ci siano piani divaricati, il tempo e il mondo fuori scorrono, e poi c'è una stanza, al buio, perché non si ha la forza di alzare la persiana per vedere che comunque il mondo fuori va avanti, continua, soltanto lui si è fermato
D. A proposito del titolo, ha degli echi di Pavese, poesie del disamore, ma non sono soltanto nel titolo perché c'è comunque una sensazione, un'emozione generale. C'è una poesia, Il ritorno dei Deola che dice "torneremo per strada a fissare i passanti e saremo passanti anche noi" R. Si. Esatto e devo dire che quelle poesie di Pavese sono state molto importanti per me e quel verso in particolare che hai citato nel romanzo è un verso che racconta questa terribilità della fine di un amore il confondersi di nuovo tra la gente e ritornare ad essere anonimi, mentre l'amore ti aveva dato quella specialità che a volte solo l'amore ti sa dare. D. La lingua che usi nel romanzo è carica di echi e di memoria perché fai un lavoro molto particolare con le parole usi un linguaggio quotidiano poi ci sono questi echi che vengono da lirici da canzoni pop da film. In fondo i poeti ci prestano le parole quando non siamo in grado di inventarne o di averne nostre. in che modo sei riuscito a incastrare questi due linguaggi? R. C'è questa cosa che succede quando si scrive e si parla d'amore, si è condannati a usare sempre le stesse parole, ogni volta che diciamo "ti amo" quelle due o tre volte che ci capita nella vita di dirlo con sincerità vorremmo sempre che fosse diverso, vorremmo trovare altre parole per esprimere la specificità di quel sentimento, e invece le parole sono sempre le stesse, e contemporaneamente però ci portiamo dietro una specie di bagaglio romantico che viene da tutto quello che abbiamo letto ma anche da tutto quello che abbiamo sentito alla radio, nelle canzoni, le battute dei film d'amore che ci sono piaciuti, e Luca a volte è come se parlasse o pensasse con le parole di Shakespeare, di Saffo, del Cantico dei Cantici, ma anche di Jacques Brel e Loredana Bertè e alcuni film di Fas Binder e tutto questo incastrato in un linguaggio quotidiano come se l'amore desse a Luca questi accenti di lirismo molto forti. D. Il romanzo non è un diario ma una cronaca intessuta di piccole cose, di conteggi di giorni, è difficile pensare ad una cronaca diversa da questa R. È appunto una cronaca perché l'innamorato è un po' ossessionato dai numeri, dai giorni che si ripetono, dalle ricorrenze che tornano, dal numero di settimane che passano dal giorno in cui si è stati lasciati, è un po' come l'inizio di quella bellissima canzone di Prince che è stata cantata da Sinead O'Connor in cui lei conta le settimane che la separano dalla fine dell'amore. È un po' così, l'innamorato è ossessionato dai numeri e anche superstizioso per quanto riguarda i numeri e il passare dei giorni e questi giorni non passano mai D. La passione con cui descrivi i sentimenti che provano due uomini fa capire che l'amore non ha un sesso R. Infatti, credo sia proprio così, le dinamiche dell'innamoramento della passione, dell'abbandono siano le stesse, tra due donne, due uomini, un uomo e una donna, due persone anziane, due adolescenti. Anche se devo dire che le reazioni a questo romanzo sono state le più diverse, l'assimilazione a questa storia anche da parte di persone che hanno fatto altri tipi di esperienze. Io ho incontrato e ricevuto molte mail di donne e uomini eterosessuali che senza neanche fare un salto d'interpretazione si sono riconosciuti D. Sei molto inclemente con Luca, non gli dai ripari o spiragli, non gli fai prendere fiato, lo metti davanti al dolore e lo lasci lì. Poi però ci sono momenti in cui cerchi di allentare un po' la tensione attraverso degli articoli R. È vero, il libro va avanti per picchi emotivi volutamente è vero che prende il dolore di petto, come anche l'amore, ma Luca è così. È una persona senza pelle che si lancia totalmente in questo sentimento, ed è vero che nella narrazione ogni tanto sentivo il bisogno di staccare e di dare una tregua a Luca e allora ci sono questi cinque pezzi che parlano in maniera un po' buffa e ironica di quello che intanto succede nel mondo; le discussioni sull'amore, sull'omosessualità, sulla depressione, e creano un forte contrasto perché sono dei pezzi scientifici o giornalistici che però non sembrano raccontare la verità dalla parte di Luca. È vero, Luca lo lascio molto in balia del dolore, anche se poi lo salvo perché penso che il dolore di Luca sia un dolore salvifico e il romanzo abbia una forza positiva D. A proposito di questo, tu sei nato a Napoli, in un paese di mare e nel tuo romanzo il mare ha un senso di svolta, prima sembra la tomba poi diventa la purificazione; non ci sono sirene sullo scoglio, c'è solo la trasparenza dell'acqua e quando si pensa che forse Luca finirà lì il suo viaggio, tu lo salvi R. Sì, succede un piccolo, non so se chiamarlo così, miracolo quotidiano, l'acqua è purificatrice. Io volevo che Luca uscisse da questa storia senza grandi colpi di scena, senza innamorarsi di un'altra persona, senza un finale tragico, che insomma imparasse a convivere con la memoria di quello che è stato e senza cancellare il ricordo dell'amore. Il libro è anche una lotta continua di Luca per salvare il ricordo della bellezza di questo amore, anche se è finito, e alla fine ce la fa e devo dire con mia grande soddisfazione, perché io credo che si esca dal dolore non rifiutandolo ma portandolo dentro e imparando a viverlo in un'altra maniera D. C'è una parola russa, toska, che indica la nostalgia che deriva anche da ciò che non si è mai vissuto o da ciò che diventa memoria. La memoria e il ricordo fanno parte della nostalgia e questo essere custode dei ricordi, diventare un presidio della storia, fare un pellegrinaggio della memoria diventa per Luca l'unico modo in cui riesce a vivere R. Sì è vero, lui diventa esattamente così, la sentinella,il custode dei luoghi dei momenti delle emozioni, e alla fine sono gli stessi ricordi che gli danno la chiave per continuare senza lasciarsi tutto alle spalle. È molto vero quello che dicevi di toska e quello che dice anche Pessoa della nostalgia di ciò che non si è mai vissuto. E in realtà luca ricorda i momenti dell'amore, ma soprattutto si strugge per tutto quello che nella sua testa sarebbe potuto succedere di questo amore e non è successo. E poi impara a considerare questo come una fatalità della vita: questo amore è finito, forse ce ne saranno altri, e comunque saranno diversi proprio perché c'è stato questo D. C'è anche una divaricazione tra chi parte e chi resta. Anche se dovesse tornare chi è andato via, non si riconoscerebbero più perché le idealizzazioni sono diventate completamente diverse R. Chi è rimasto è rimasto immobile nei posti, ma poi è cambiato molto e ha capito molte più cose. Luca si è interrogato molto su quello che è successo anche con la sofferenza. È rimasto immobile nei luoghi dell'amore, ma alla fine è cambiato molto; Maurizio non è cambiato così, è andato via in fretta, senza voltarsi a guardare che cosa lasciava dietro D. E forse l'unico modo per far passare un dolore è passare il se stesso di quel momento e diventare un altro... R. Sì,
diventare un altro ed elaborare quello che è successo e poi metterlo
nello scaffale. Io penso che la memoria, il ricordo, l'elaborazione sia
l'unica maniera di andare avanti nella vita, non credo nelle rimozioni |